Monte Boragine

Una montagna modesta che offre panorami vastissimi.
Una delle basse montagne dei Reatini che si allungano ad Est; una serie di dolci elevazioni e di ampie dorsali che costeggiano la valle del Velino e che separano la piana di Leonessa dal comprensorio di Amatrice. Da Selva Rotonda poco più che una lunga passeggiata, scegliete una giornata limpida, i panorami che si godono ripagano ampiamente di tutto


E’ una questione sospesa, un puntiglio quasi, anche se una montagnetta il Boragine si doveva prendere e sempre più o meno nelle stesse identiche situazioni meteo di questo periodo, dovendoci spostare verso Ovest per avere condizioni meteo migliori, l’abbiamo rimesso nel mirino. Con Tonino e Antonella ci diamo appuntamento senza una meta decisa e programmata, il Boragine era e Boragine è stato. Per aumentare il dislivello e dare senso alla passeggiata avremmo dovuto partire dal vallone dell’Acqua Santa, nei pressi di Cittareale, ma non aveva senso incastrarsi in una valle boscosissima e privarsi degli orizzonti che la giornata di oggi stava promettendo; saliamo in auto a Selva Rotonda quota 1545m e da lì punteremo il Boragine quota 1824m. non sarà di certo una sfacchinata ma non ci mancheranno le viste. Dal piazzale degli impianti non prendiamo la stradina che un po' nascosta si stacca sulla sinistra, attraversiamo il piazzale e prendiamo a salire nell’ampio vallone che si stacca sulla sinistra degli impianti; sale lento e costante fino a raggiungere una modesta dorsale ma molto molto panoramica, la Laga e dietro il Gran Sasso d’ora in poi ci faranno compagnia tutto il giorno. Viriamo sulla destra, traversando grandi pendii in direzione monte San Venanzio, ampie praterie che con la stagione giusta ospiteranno ondate di sciatori, sotto le funi degli impianti di risalita riviriamo di nuovo a sinistra, verso Sud per traversare di nuovo fino a raggiungere la dorsale che unisce il San Venanzo alla forca di Fao, una amplissima sella molto panoramica dove l’orizzonte si allarga fino al vicino Terminillo. Fino ad ora non abbiamo seguito sentieri tracciati ma solo linee logiche e le tracce delle migrazioni degli animali, veri sentieri che non hanno mai strappi e seguono fedelmente e logicamente le linee più agili delle montagne. Giornata sempre limpida e luminosa, si viaggia a vista e l’elevazione che abbiamo davanti altro non è il nostro Boragine; seguendo la linea dello sparti acque si raggiunge senza fatica la base del monte, la risalita è un pendio modesto e lungo, qualche tornante inventato per attenuare la quota e presto la linea di pendenza si attenua fino a giungere su una piatta enorme con al centro un omino di pietre mezzo crollato; è la cima anonima del Boragine con una vista stupenda sulla valle del Velino, per intenderci sulla piana dove scorre la Salaria, sul Terminillo ad Ovest, sulla Laga e su Gran Sasso ad Est e sulla vicina valle di San Rufo che esalta il piccolo gruppo del monte Prato e monte Pizzone, il Vettore e quindi i Sibillini spuntano alle sue spalle. Tira un venticello fresco che ci spinge a non rimanere a lungo, la voglia di ripartire dei nostri amici è forte e ci adeguiamo, caliamo dal Boragine sullo stesso lato della salita e una volta sulla sella prendiamo la direzione di fonte dell’Acera, uno stazzo ed una fonte attigua ben visibili anche dalla vetta del Boragine stesso. Senza badare a segnali o sentieri continuiamo imperterriti a seguire le linee logiche di una larghissima dorsale e le tracce delle transumanze degli animali; c’è tempo per continuare a guardarsi attorno, gli orizzonti sono immutabili e le faggete ormai brunite ma la giornata merita e non vogliamo perderci un solo dettaglio. In prossimità della fonte si fa rimirare un piccolo gruppo di grossi faggi, sparpagliati a formare un minuscolo boschetto, sembra quasi una composizione da giardino di una antica villa tanto sono perfetti; attraversando sotto la luce del sole che filtra crea forti contrasti e un bel momento di forte ispirazione. Intuiamo sulla sinistra la brecciata che ci riporterà verso Selva Rotonda, i nostri amici hanno raggiunto la fonte, noi tagliamo prima e ci ricongiungiamo poco avanti; ormai senza più dislivelli la strada segue i pendii della montagna, prima intercettiamo una presa di un acquedotto poi più avanti, quasi in prossimità della chiusura dell’escursione fonte di Selva Rotonda col bel rifugio attiguo con vista su Cittareale. Ultima curiosità, poche centinaia di metri prima del piazzale facciamo una piccola deviazione per raggiungere uno sperone panoramico sulla destra; a dire il vero siamo stati attirati da una vistosa targa, quasi un cippo marmoreo, di fatto di un cippo si tratta, commemorativo e a dire il vero eccessivamente vistoso. Poco avanti, continuando a salire la modesta gobba si apre, una volta in cima, la vista più bella sul Pizzone e la valle di San Rufo, valeva la pena farla questa deviazione. Dieci minuti e siamo alla macchina con l’unico problema ora di decidere dove andare ad infilare le gambe sotto ad un tavolo. Modesta escursione per una montagna ancora più modesta; non fosse per la sua centralità e i grandi orizzonti e viste che offre uscirebbe sicuramente dai radar. In ogni caso sono stati undici i chilometri percorsi e poco più di 500 i metri di dislivello grazie a vari sali e scendi, insomma una mattinata gradevolissima, una lunga passeggiata ariosa e panoramica. Sicuramente questo anello è il giro adatto da farsi con la neve e con un paio di ciaspole infilate ai piedi, da tenerne conto nella stagione che bussa alle porte.