Il Sass Pordoi

La terrazza delle Dolomiti
In funivia o a piedi attraverso il sentiero che raggiunge la forcella del Pordoi, è una delle mete più gettonate delle Dolomiti; nel periodo estivo la certezza è quella del sovraffolamento ma una volta su i panorami che si aprono e lo scenario qualsi lunare che si attraversa ripagano di ogni sforzo e di ogni sopportazione.


Meglio noto come “La terrazza delle Dolomiti” il Sass Pordoi è sicuramente una delle cime più note e frequentate tra la Val di Fassa e la Val Gardena, vuoi per la possibilità per i più di raggiungere una quota prossima ai 3000 metri in pochissimi minuti di funivia vuoi per la conformazione della vasta sommità che si pone effettivamente come una terrazza in cui si può tranquillamente girovagare spaziando con la vista in ogni direzione: una volta arrivati in cima il panorama è in effetti mozzafiato da tanto che si è in alto, con pareti che tutto intorno precipitano verticali per diverse centinaia di metri nelle vallate sottostanti. L’estrema facilità con cui si può raggiungere ha ovviamente come contraltare il discreto affollamento, in particolare del sentiero che con un limitato dislivello porta al vicino Piz Boè, anche questa una vetta estremamente panoramica sebbene un pò troppo cementificata con un rifugio ed un vistoso ripetitore passivo piazzati esattamente sulla cima tanto che si vedono praticamente da ovunque. In considerazione del periodo di elevata frequentazione, questa estate in particolare, decidiamo un giro meno gettonato per andare a visitare i vasti altopiani che, aggirando alla base Piz Boè, consentono di raggiungere l’omonimo rifugio situato in una posizione che ricordavo essere con vista formidabile. Per aggiungere un pò di brio all’escursione si può iniziare salendo a piedi attraverso l’ampio vallone che dal valico di Passo Pordoi consente di raggiungere con una serie di numerose svolte la Forcella Pordoi dov’è situato un bel rifugio in posizione strategica racchiuso tra pareti incombenti. Dalla forcella nelle belle giornate già si intravede la processione di escursionisti diretti alla volta di Piz Boè che noi ci lasciamo alle spalle imboccando il sentiero verso il rifugio Boè che proprio all’inizio presenta un tratto di divertente via ferrata su un camminamento di liscia roccia comodo e sicuro anche se con una certa esposizione. Superato questo che è l’unico punto un poco più impegnativo si aprono ampi pianori che si alternano tra leggeri sali scendi incastonando qualche specchio d’acqua alimentato dalla pioggia e dagli ultimi residui di neve in scioglimento. Si procede respirando aria fina d’alta quota ed attraversando ambienti dalle mutevoli conformazioni che vanno dalla dolomia ai rossastri massi ferrosi ed alla cupa roccia lavica, a testimonianza del complesso processo geologico che sconvolgimento dopo sconvolgimento ha portato alla formazione del massiccio del Sella così come lo vediamo oggi nella sua multiforme immensità. Arrivati in vista del rifugio Boè è purtroppo sopraggiunta la delusione per averlo trovarlo chiuso per lavori di ristrutturazione, delusione ma che è stata comunque ampiamente compensata con la sosta sulla via del ritorno al Rifugio Forcella Pordoi, anch’esso in una posizione singolare e ad una ragguardevole quota oltre i 2800 metri, dove non è potuto mancare il tradizionale piatto uova/speck/formaggio/patate saltate che rappresenta il comune denominatore della ristorazione su queste montagne … stessa ricetta e sapori standardizzati ovunque, praticamente una certezza!! Dal rifugio per portarsi al Sass Pordoi si affronta una breve e ripida salita che dalla forcella porta direttamente su di un vasto piano inclinato cosparso di ometti di pietre in ogni forma e dimensione (alcuni debbo dire imponenti e con incastri perfetti), che gradatamente conduce fino alla stazione a monte della funivia e poco oltre alla vetta vera e propria su cui è situata una grande croce in traliccio metallico. Giunti sulla cima non può certo mancare il periplo dell’ampio terrazzo su cui ci troviamo per osservare da una posizione privilegiata i tanti gruppi montuosi che si susseguono in ogni direzione: un pò defilati, ma in posizione strategica proprio sul bordo del precipizio, un paio di sedili ricavati da un tronco d’albero ci accolgono infine per una lunga sosta contemplativa prima di tornare alla stazione della funivia.