Sui 2000 dei Monti Ernici


Escursione pensata da un bel pò di tempo questa che sale alle principali cime dei Monti Ernici dal paese di Rendinara; un’occasione per soddisfare il desiderio di poter conoscere sempre meglio i territori e dare finalmente una veste di realtà alle carte dei sentieri di questi luoghi attraverso una lunga camminata. Il versante degli Ernici che si affaccia sulla Val Roveto è abbastanza diverso da quello “laziale” più frequentato, specialmente tra i montanari dalla capitale: si presenta infatti più aspro e costellato alle quote più elevate da anfiteatri di rocce e brecciai, residui del lavorio dei ghiacciai preistorici che ricoprivano le pareti esposte a nord-est. L’escursione prende avvio dal bel paese di Rendinara, splendidamente posizionato ad oltre 900 metri d’altitudine, che si raggiunge salendo su per alcuni tornanti dalla strada che va da Avezzano a Sora; si attraversa il borgo lungo la stretta via centrale caratterizzata da un selciato di pietre di diverso colore disposte a spina di pesce fino ad uscire su uno slargo proprio all’imbocco del Vallone del Rio dove è la tradizionale tettoia di legno con il cartellone dei sentieri del parco. Ci sia avvia lungo la comoda sterrata (quella a sinistra) che subito si infila nei meandri del profondo vallone sovrastato ai lati da imponenti rilievi: a sinistra si slanciano i boschi ed i prati che salgono ripidi verso la Rava della Guardia mentre a destra sono le tormentate pareti costellate di balzi e canaloni scoscesi che precipitano dalla Lota, la montagna è tutta coperta da boschi fittissimi tanto che viene da dubitare sull’effettiva praticabilità di un sentiero che dalla Croce lassù in alto possa raggiungere il fondovalle! La sterrata si snoda per qualche chilometro e sale con pendenza costante seguendo fedelmente il fondo della valle: è molto gradevole da percorrere e per lunghi tratti presenta un piacevole fondo d’erba che testimonia ben pochi passaggi di auto fuoristrada .. in effetti è un pò tutto il vallone del Rio a dare l’idea di non essere molto frequentato, con una natura così dirompente ed incontaminata. Poco dopo l’inizio si incontra un bel fontanile in pietra proprio nel punto in cui giunge il sentierino che scende dalla Croce della Lota e che percorreremo sulla via del ritorno. Attorno a quota 1350 si incontra il Rifugio Fracasse, una costruzione nel complesso in buono stato anche se dà l’idea di essere caduta in disuso da tempo: proprio di fronte al rifugio inizia il sentiero che si inerpica fino alla sella sotto al Monte Brecciaro: una palina ed una freccia in legno aiutano ad individuare la traccia mimetizzata sotto la fitta vegetazione. Poco dopo superato il rifugio la sterrata termina in una radura e si prosegue lungo il sentiero che rimane sempre ben marcato da frequenti segnavia ed ometti; si continua a salire con pendenza regolare alternando tratti di bosco ed ampie radure, sempre sovrastati da pratoni scoscesi a destra e dai brecciai che scendono dai “2000” che coronano il vallone sulla sinistra. Arrivati nella conca sommitale si apre uno scenario di grande interesse nel tratto in cui le due ali dei rilievi ai lati si congiungono tra loro dando luogo ad un bastione di rocce che chiude a sud la vallata: il sentiero aggira sulla sinistra l’anfiteatro roccioso e per prati si porta al di sopra dello stesso offrendo la vista della mole del Pizzo Deta strapiombante da questo lato su un profondo e scosceso canalone. Una volta fuori dal vallone il paesaggio cambia radicalmente ed i panorami si ampliano via via che si sale lungo il costone roccioso che porta alla piatta cima del Pratillo fino a guadagnare la vista sull’intero gruppo degli Ernici, nonché sui principali rilievi laziali ed abruzzesi. Una volta raggiunta la cima del Pratillo ci si incammina lungo il sentiero in direzione nord e si seguirà l’intera cresta che corre parallela al Vallone del Rio e con diversi sali e scendi arriva sino al Monte Lota che si trova proprio sulla perpendicolare dell’inizio della sterrata percorsa all’andata. Il sentiero è ben evidente all’inizio mentre si perde quasi del tutto superato il Monte del Passeggio, segno che non sono in molti a spingersi oltre lungo il crinale; disseminati qua e la ci sono dei segnavia un pò sbiaditi e comunque non ci si può sbagliare costeggiando la cresta rocciosa da cui vale sicuramente la pena fermarsi di quando in quando per ammirare gli affacci sulla valle sottostante. Molto bella per il senso di isolamento che trasmette è l’ampia valle delle Pratelle, un vasto altopiano che si estende tra il Fragara e la sequenza di alture che si staccano ad est dalla cima del Ginepro; anche la salita alla cima del Monte Cappello lambendo la cresta rocciosa è interessante e con begli scorci sul Vallone del Rio. Superato il grosso ometto in cima al Monte Ginepro si arriva in breve alla grande Croce del Monte Lota piantata su un grosso roccione in una piccola valletta da cui si dipana una corona di rocce disposta ad anfiteatro a chiudere un vallone molto ripido che punta direttamente al fondovalle in direzione dell’abitato di Rendinara; anche dalla Croce si hanno dei vasti panorami ed il luogo merita sicuramente una sosta. Per concludere l’escursione bisogna addentrarsi nella fitta macchia sotto alla Lota intercettando una traccia appena accennata e segnata da qualche sbiadita bandierina a terra; il sentiero diviene poi molto evidente non appena si entra nella boscaglia dove si inizia a scendere tra stretti tornanti con pendenza sempre molto sostenuta: si va giù senza soluzione di continuità attraversando impervi canali e stando ben attenti a non scivolare sullo spesso letto di foglie a tratti insidioso. Non c’è che dire, dopo aver accumulato un bel pò di chilometri di strada la discesa dalla Lota si è rivelato un esercizio abbastanza impegnativo per le articolazioni .. ma ha avuto il grandissimo vantaggio di farci scendere oltre settecento metri di quota in un battibaleno! Il sentiero segnato con frequenti segnavia a terra esce dal bosco praticamente già nel fondo della valle ed intercetta la sterrata dell’andata all’altezza del fontanile, da cui in breve si torna al punto di partenza. L’escursione proposta è di grande soddisfazione e si svolge in contesti ambientali diversi tra di loro, tutti molto interessanti e per tale ragione è forse da preferire alla salita dal versante laziale che risulta meno varia. Si può anche decidere di fare il giro al contrario, salendo direttamente su per la Lota ma trattandosi di una “pettata” di tutto riguardo potrebbe essere non molto remunerativa a prima mattina mentre guadagnare quota attraversando il Vallone del Rio risulta di grandissima soddisfazione .. ma il scelta ovviamente rimane una questione di gusti!! Il percorso proposto è lungo poco più di diciassette chilometri e il dislivello complessivo da superare è di 1.400 metri; con due brevi deviazioni e poca salita aggiuntiva si possono raggiungere il Pizzo Deta ed il Fragara completando così tutti i “2.000” presenti nella zona. Lungo il percorso non si incontrano difficoltà si sorta ma in caso di cattivo tempo improvviso è meglio evitare la discesa dalla Lota e per lasciare la cresta sommitale si può prendere il sentiero che scende subito al disotto del Monte Bracciaro (scritta “Rendinara” sbiadita su una roccia e qualche segnavia) che per Fosse Fracasse raggiunge la sterrata in corrispondenza del rifugio.