Alla scoperta dei 2000 più meridionali dell’Appenino

"Stavolta quelli di Aria Sottile si sono spinti fin laggiù, dove gli ultimi (o i primi, se li si guarda dalla mia prospettiva) 2000 appenninici danno inizio alla punta dello Stivale. Una trasferta di quasi cinque ore, con tanto di rendez-vous tra i Monti Picentini per completare il gruppo di partecipanti, ha dato il via a questa avventura iniziata da lontano, lontanissimo".

Giorno 1 – La dorsale del Pollino-Dolcedorme

La nostra base operativa è l’altopiano di Campotenese (omonimo svincolo dell’A3 Salerno – Reggio Calabria), che dai suoi 1000 metri d’altezza garantisce un accesso diretto al cuore del Parco Nazionale del Pollino. Grazie alla speciale ospitalità riservata la sera precedente a me, Doriano e Giorno – visto il meteo sfavorevole e le recenti piogge, il camping ci ha offerto la possibilità di alloggiare in un mini appartamento e di rifocillarci con un fumante piatto di spaghetti, seguito da un soffritto di salsiccia, patate e peperoni preparato ! – quando alle 6.30 dell’indomani siamo già in cammino sul Colle dell’Impiso, la fatica del viaggio è ormai un lontano ricordo. Il sentiero per la Serra del Prete, sempre ben segnato, attraversa un rigogliosa faggeta e prosegue sull’erbosa spalla N, dove si aprono ampi panorami sull’Appennino Lucano. La fugace perturbazione refrigerante, prevista in partenza dall’Italia, è invece ancora in azione: nella tenue luce del primo mattino, i paesaggi sono a tratti celati da un velo di nebbia, che forti correnti d’aria spingono rapidamente fino a noi, in cammino sulla ripida cresta. Il fastidio arrecato dal vento, tuttavia, è ben compensato dall’avvistamento di un raro, piccolo parhelion – più banalmente detto “arcobaleno circolare” – a pochi metri dall’arrivo in cima. Il primo duemila della giornata è presto raggiunto, non sono ancora le 8:00, ma la giornata è appena iniziata e sarà molto lunga; pertanto, in breve riprendiamo il cammino, diretti alla vetta che da nome all’intero massiccio.

Raggiungere il Monte Pollino partendo da quassù è molto meno agevole del previsto: la discesa alla sella del Colle Gaudolino, passaggio obbligatorio discendendo in cresta da N, è resa complessa dalla faggeta che riveste interamente i versanti E e S della Serra del Prete, ma soprattutto dall’assenza di sentieri segnati – i segnavia biancorossi terminano sulla cima della Serra. Dopo una breve consultazione, ci immergiamo nel fitto bosco, provando ad evitare passaggi in zone eccessivamente intricate; ne usciamo con fatica dopo più di un’ora e 600 m di discesa, ma ancora piuttosto lontani dal Colle Gaudolino. Per fortuna troviamo ben presto l’ampia sterrata che sale al Colle e, grazie anche alle indicazioni di un gruppo di scout incontrato lungo il cammino, dopo un’altra mezz’ora di cammino siamo finalmente al Rifugio Gaudolino, piccola ma ben tenuta capanna (non gestito, ma si tratta dell’unico riparo lungo l’intero percorso, da tenere in considerazione in caso di necessità o per pernottamenti in quota) che sorge sull’omonima sella. Sul versante opposto, una serie di pali di legno indicano l’accesso al Monte Pollino: seguendo alcune labili tracce sul terreno, si torna nel bosco, ma stavolta si sale senza problemi di orientamento. Il ripido sentiero sbuca 400 m più in alto su una spalletta rocciosa, dove avviene il primo incontro ravvicinato con gli insoliti quanto affascinanti pini loricati, le cui forme contorte, affacciate a precipizio sul boscoso versante calabro, rendono uniche, magiche queste terre. Da questo angolo panoramico in breve guadagniamo la conca erbosa che delimita a S la cima del Pollino, dalla quale ci separa solo l’ultimo tratto della ripida cresta SW. Dal punto più alto una bellissima veduta a 360° spazia su tutto il Parco e sulle più lontane cime del Sirino (a settentrione) e dell’Orsomarso (a meridione), oltre che sulla sottostante conca di Castrovillari.

Dopo Serra del Prete e Pollino, ora è la volta del Dolcedorme, la montagna più alta di tutto il meridione, e da mesi nei miei progetti montanari. Scendendo dal Pollino, il suo profilo è inconfondibile: la mole imponente, con l’affilata cresta erbosa, la distinguono nettamente dalle due vicine Serre (delle Ciavole e di Crispo), più tozze e rocciose. Per arrivarne in vetta ci dirigiamo verso la Sella Dolcedorme, ma non prima di aver toccato la Serra del Pollinello – terzo duemila della giornata ma poco significativo in quanto cima, trattandosi di una modesta elevazione sulla cresta S del Pollino – e la Timpa di Valle Piana – altra vetta secondaria inclusa nella lista dei duemila appenninici, situata all’incirca a metà della via di salita al Dolcedorme ed apprezzabile per lo splendido affaccio sul vertiginoso versante meridionale di quest’ultimo, di cui si può godere deviando brevemente dal sentiero segnato. La stanchezza inizia a farsi sentire: quasi senza rendercene conto, siamo in marcia da sei ore ed abbiamo già accumulato oltre 1500 m di salita e 1000 m di discesa; le soste diventano più frequenti, ed anche la fame si fa sentire. Iniziamo a dubitare di poter portare a termine il giro completo dei duemila del Pollino, tuttavia decidiamo di tenere duro fino alla cima più importante, riservandoci in seguito la decisione sull’itinerario di ritorno. Superiamo gli ultimi 100 m di salita seguendo un evidente sentiero che taglia con una serie di tornanti il fianco occidentale dell’edificio sommitale del Dolcedorme, scavalca la linea di cresta e termina all’omino di vetta; poche decine di metri più avanti c’è anche una piccola croce metallica; numerose sono le tracce terminali delle vie alpinistiche, soprattutto invernali, che risalgono le pareti rocciose rivolte a sud. Con soddisfazione firmiamo il libro di vetta, soffermandoci per qualche minuto a guardarci intorno: siamo finalmente sul punto più alto del meridione d’Italia, è davvero una grande soddisfazione, oltre che una grande emozione! Purtroppo il vento non ci da tregua e, in assenza di adeguati ripari, decidiamo di scendere fino alla Timpa Pino di Michele – sesto duemila della giornata ma di per sé poco rilevante, alla stregua delle due cime secondarie raggiunte in precedenza – procedendo sull’esile cresta ESE con splendide vedute sulle Timpe Orientali (ben evidente la grande parete rocciosa della Timpa di S. Lorenzo ed il sottostante tracciato del Torrente Raganello) e sul lungo proseguimento della cresta, al di là del Passo del Vascello; alle nostre spalle, il Dolcedorme si lascia avvolgere da nubi minacciose, acquisendo un aspetto decisamente severo ed invitandoci ad accelerare il passo.

La sosta-pranzo porta consiglio: sono ormai le 15:00, oltre 10 km di cammino ci separano dal Colle dell’Impiso, senza contare che per toccare i restanti quattro duemila del Pollino sarebbe necessaria ancora un saliscendi di circa 1000 m: l’appuntamento con la Serra delle Ciavole e la Serra di Crispo, ed i loro giardini di pini loricati, è rinviato alla prossima spedizione in terra lucana. Ce ne convinciamo mentre scendiamo al Piano di Acquafredda, dopo un traverso sulle pietraie del versante NE del Dolcedorme e l’ennesimo attraversamento di un’intricata faggeta. In verità, ho sperato un po’ più a lungo di Giorgio e Doriano di poter realizzare il giro completo delle cime; ma alla fine anch’io ho compreso che, se l’avessimo fatto, avremmo perso gran parte del misterioso fascino delle due Serre – una perdita che avrebbe privato di senso quella parte dell’itinerario. Così imbocchiamo la lunga via del ritorno, un’interminabile traversata dai Piani di Pollino a quelli di Vacquarro, ambienti oggi solitari e selvaggi ma un tempo frequentate vie di passaggio per le transumanze tra il Tirreno e lo Ionio – come ci racconta un gruppo di escursionisti calabresi incontrati alla base della Grande Porta del Pollino. Dopo dodici ore e 25 km di cammino facciamo ritorno al Colle dell’Impiso, la sera inizia a calare e con essa una nebbia quasi surreale si diffonde nell’ultimo tratto di faggeta: magia e mistero delle terre alte del Pollino.

 

Giorno 2 – Sul tetto dell’Appennino Lagonegrese

Rinvigoriti da un altro sostanzioso pasto serale al camping – stavolta pizza casereccia cotta con forno a legna, ben farcita con svariati prodotti della gastronomia locale! – e da un lungo riposo notturno, l’indomani lasciamo Campotenese di buon mattino, diretti al Parco Nazionale dell’Appennino Lucano - Val d’Agri - Lagonegrese. Qui s’innalza il massiccio del Sirino, caratterizzato da forme compatte ma possenti ed impreziosito dal gioiello del Laudemio, il lago di origine glaciale più a sud d’Europa. Dalle sponde dello specchio d’acqua è splendido lo scenario sul folto bosco sul quale svettano la Timpa Scazzarizzo ed il Monte del Papa, quest’ultimo meta della nostra escursione. Il percorso di salita segue la seggiovia della stazione sciistica (molto attiva nella stagione invernale per il consistente apporto di neve su questo versante della montagna), pertanto è davvero arduo perdere l’orientamento, anche durante l’attraversamento della faggeta. Per fortuna, lo scempio di questo splendido angolo appenninico non è riuscito a comprometterne l’integrità naturale e paesaggistica: durante la salita si può godere della solitudine dell’anfiteatro roccioso e della bellezza delle vedute sulle terre lucane. Una nutrita mandria di mucche al pascolo riempie l’aria con il suo vivace scampanio, introducendoci in uno scenario quasi alpino e facendoci strada verso la conca erbosa ai piedi della cima. Raggiunta la stazione d’arrivo degli impianti di risalita, attacchiamo subito il fianco erboso che conduce alla vetta – anzi, le tre vette: 2005 m, 2004 m (detta anche Cima De Lorenzo) e 2003 m – e dopo una lunga serie di tornantini siamo a destinazione, sotto lo sguardo docile di alcune mucche che pascolano tranquillamente a poche decine di metri da noi. Salita breve ma intensa, ed ampiamente ripagata dai panorami di vetta. C’è ancora tanto vento, ma oggi il cielo è limpido e la visibilità ottima: riusciamo a distinguere bene l’acrocoro del Pollino, e più lontano il profilo dell’Orsomarso, con le boscose pendici che si spingono verso il litorale tirrenico; formidabile la parete rocciosa del Monte Alpi, sempre più frequentata dagli alpinisti locali e non solo; dall’altro lato il Golfo di Policastro e i rilievi del Cilento sono a un tiro di schioppo, le valli e le colline lucane a perdita d’occhio.

Il rientro a valle è questione di un attimo, è già ora di tornare a casa. Le strade si separano qui, dopo una due giorni che a lungo porterò con me, risvegliandone il ricordo ogniqualvolta quaggiù, nel lontanissimo Sudafrica, tornerò a sentire forte la nostalgia dell’Appennino.
È il momento dei saluti, il prossimo appuntamento è a novembre; e chissà se sarà l’occasione per proseguire la scoperta di queste montagne quasi esotiche, e così prodighe di avventure ed emozioni…
Tenetevi pronti!

 

DATI TECNICI DEL PERCORSO

Giorno 1

Sviluppo percorso: circa 25 km
Tempi di percorrenza: circa 10 h (soste escluse)
Dislivello complessivo in salita: circa 1950 m
Dislivello complessivo in discesa: circa 1950 m

Tappe dell’escursione:

1) Colle dell’Impiso - Serra del Prete
Percorso ben tracciato (n. 920), segnalato nel bosco con segnavia bianco-rossi, e con ometti di pietre nella parte sommitale.

2) Serra del Prete - Colle Gaudolino
Si segue il filo di cresta della Serra del Prete puntando in direzione SE (di fronte è la cima del Pollino); dopo circa 800 m si entra nel bosco scendendo in direzione NE fino ad intercettare  a quota 1600 m circa la sterrata che va al Colle Gaudolino; si prosegue sulla sterrata  fino al Colle a quota 1700 m (ampia radura e rifugio; al centro della radura è un masso con bandierina e indicazione “901”.

3) Colle Guadolino - Monte Pollino
Si percorre il sentiero (inizio segnalato da un alto palo in legno) che sale sul lato occidentale del Pollino, prima nel bosco e poi su terreno aperto sino alla vetta.

4) Monte Pollino - Sella Dolcedorme
Percorso sempre a vista; si inizia a scendere sulla cresta SE del Pollino che si abbandona quasi subito per scendere direttamente alla Serra del Pollinello, poco pronunciata ma facilmente riconoscibile. Si traversa senza perdere quota sino all’ampia Sella Dolcedorme, che separa il Pollino dalla Serra Dolcedorme (se si vuole abbreviare l’escursione da qui si può tornare al Colle dell’Impiso scendendo a sinistra nel Canale di Malvento e quindi proseguire verso il Piano di Pollino e i Piani di Vacquarro).

5) Sella Dolcedorme - Serra Dolcedorme
Dalla sella inizia il sentiero ben marcato che costeggia la Timpa di Valle Piana e prosegue sino alla cima della Serra Dolcedorme. Proseguendo per poco più di un chilometro in cresta verso ESE (alcuni canali molto ripidi sulla destra) si scende fino alla Timpa Pino di Michele (ometto di pietre sulla tondeggiante sommità erbosa).

6) Timpa Pino di Michele - Piano di Pollino
Lungo traverso isoquota sul versante N della Serra Dolcedorme, prima per prato e poi per due brecciai, quindi si arriva a monte della macchia che circonda il Piano di Aquafredda. Si attraversa direttamente il bosco in direzione N fino a raggiungere il pianoro a quota 1850 m, in fondo al quale, immediatamente sotto ai contrafforti della Serra delle Ciavole, inizia (segnalato da un alto palo di legno) il sentiero che attraversa il Piano di Pollino in direzione NW.

7) Piano di Pollino - Bosco Chiaromonte – Piani di Vacquarro - Colle dell’Impiso
Il sentiero aggira con modesti saliscendi il versante S della Serra delle Ciavole, quindi esce dal bosco e diviene una comoda sterrata che si segue in spazio aperto e con ottimi scorci sulle vette circostanti. Si entra di nuovo nel bosco e si segue la sterrata, ora in costante discesa, sino ad uscire allo scoperto sui Piani di Vacquarro (cartelli segnaletici). Da qui, con alcune svolte, la sterrata risale sino alla sbarra di Colle dell’Impiso.

 

Giorrno 2

Sviluppo percorso: circa 4 km A/R
Tempi di percorrenza: circa 2,5 h A/R (soste escluse)
Dislivello complessivo in salita: circa 450 m
Dislivello complessivo in discesa: circa 450 m

Tappe dell’escursione:

1) Lago Laudemio - Stazione di arrivo seggiovia
Ampia ed evidente sterrata che parte dal parcheggio sulla sponda sinistra del lago, attraversa la faggeta e sale fino alla stazione di arrivo della seggiovia; possibilità di accorciare il percorso tagliando i tornanti con sentieri secondari (utili in discesa).

2) Stazione di arrivo seggiovia - Monte del Papa
Dalla sella si può attaccare direttamente il ripido pendio erboso sulla destra (W), risalendolo senza allontanarsi troppo dal filo di cresta, oppure attraversare la conca erbosa e seguire le tracce di sentiero che, con minore pendenza, risalgono l’ultima spalla erbosa e conducono in cima dopo un breve tratto di cresta. La cima principale è riconoscibile per la presenza di un grande ometto di pietre e residui di pannelli segnaletici in legno.

3) Monte del Papa - Lago Laudemio
Per la discesa si possono utilizzare gli stessi itinerari di salita, oppure uno dei seguenti:
- dalla stazione di arrivo della seggiovia si prosegue a E scavalcando la cima di Timpa Scazzariddo e scendendo lungo la sua panoramica cresta N;
- si percorre la cresta N del Monte del Papa (nota anche come “Spalla dell’Imperatrice”), piuttosto esile ed esposta nella parte sommitale, pertanto richiede cautela;
- si percorre la cresta NWN del Monte del Papa, anch’essa affilata esile ed esposta, per poi puntare alla conca sottostante il versante W della cima e tornare al punto di partenza dopo l’attraversamento del bosco che contorna il Lago Laudemio.