Monte Palombo - La vedetta dei Marsicani

”I BAMBINI DORIANO E LUCA SONO PREGATI DI SMETTERLA DI RIDERE E RUZZOLARSI NELLA FAGGETA VERSO LE FOSSE SAN PAOLO!!!!” Sarebbe stato questo il rimprovero che una burbera ed acida maestra, con i pugni chiusi sui fianchi, avrebbe rivolto a due scalmanati bambini, come contava Doriano da 86 anni in due, che divertendosi come matti improvvisavano un percorso tutto loro nel bel bosco che copre i fianchi del Palombo in direzione della loro macchina. Un rimprovero che naturalmente due impertinenti ragazzacci non avrebbero assolutissimanate ascoltato!!! Magari avrebbero risposto con una bella e strafottente linguaccia!!! Quella discesa a perdifiato, le loro risa, le soste solo il tempo necessario per scattare qualche fugace foto pretesa da quella faggetta elegante ed incantata, lo scrutare un nuovo varco tra gli alberi e via rincorrersi nuovamente. Purtroppo è durata poco....la vetta quei due, di quelli di Aria Sottile l’avevano lasciata da poco più di mezz’ora, ma in un battibaleno si ritrovarono sul sentiero che in poco più di un chilometro, avanzando lento e sinuoso nella parte bassa del bosco, li avrebbe riportati alla Fonte della Padura da dove alle 8.30 della mattina avevano lascicato l’auto e mosso i primi passi alla scoperta del poco gettonato monte Palombo. Come sempre però, come la montagna ci ha insegnato e come le nostre uscite ci hanno regalato ogni volta, un’uscita poco ricercata, come può essere questa sul monte che domina Pescasseroli in pieno P.N.A.L.M., si sarebbe rivelata una giornata da ricordare. Questa volta il capoclasse Tdlemon aveva delegato totalmente lo studio del sentiero da battere al compagno di classe tex78willer, che la sera prima dell’uscita aveva dato un’occhiata al libro mastro “I 2000 dell’ Appennino”, un letta alla cartina del Parco e ne aveva tirato fuori un’idea di percorso a metà tra i due segnalati per una via di cresta che avrebbe reso la facile salita alla vetta più panoramica possibile. Dalla Fonte della Padura, raggiunta facilmente dall’uscita dell’autostrada A25 a Pescina, a quota 1300 metri scarsi inizia il percorso Z2 che serpeggiando dal parcheggio della Fonte si inerpica per la bella faggeta che abbraccia i versanti del Palombo. Un comodo sentiero quello che porta senza alcuna difficoltà, per il Coppo della Polinella (1604 metri), ai 1650 metri della Capanna di Blasutti, ma che i due intrepidi monelli pensano bene di lasciare appena si ritrovano sulla destra l’inizio della cresta dell’isolata montagna, a quota 1580 meri circa. Da lì in poi, ai tradizionali segnali CAI bianco-rossi seguono bolli blu verniciati sui tronchi degli alberi in maniera costante e precisa; indicazione sicuramente utile che accompagna un procedere calmo e sereno che, ormai conquistato il filo della cresta, avanza con lo sguardo rivolto verso l’alto alla ricerca di quella vetta e del suo ometto che si intravede quasi dalla strada sottostante. La faggeta si arampica sul dorso del monte in maniera irrigolare fino a 2000 metri: a trati fitta, lascia spesso in ampie radure una paronamica a tutto tondo sulle montagne circostanti. Alle nostre spalle, quando la visuale non è più ostruita dai faggi e può perdersi fino all’orizzonte, permette ai due scolaretti di raggiungere con lo sguardo non solo l’autostrada percorsa poco prima, ma anche tutta la catena del Parco Velino-Sirente perfettamente delineata e con le sue cime che si contavano da lontano tanto era forte il risalto che quelle punte aguzze tinte di bianco slanciate in un azzurro cielo invernale andavano a rimarcare. Da lì in avanti i due amici non perderanno occasione di voltarsi di tanto in tanto ad ammirare quello spettacolo, giocheranno con il loro senso d’orientamento sfidandosi sulle posizioni delle montagne più difficili da individuare. Il sole che trapela tra i tronchi dei faggi e ai loro piedi, onde di neve modellate dal vento che brillano sotto i primi intensi raggi della nostra stella, spingono la loro avanzata tra la meraviglia del sentiero ricavato sulla cresta e quello delle vedute che le vette più note del Parco Nazionale disegnano tutt’attorno. Ernici e Simbruini sulla destra, dal Viglio al Pizzo Deta, la montagna grande sulla sinistra, dall’Argatone al Terratta, poi La Navetta e la Serra di Monte Canzoni per proseguire, atraverso il Godi e i Campitello, fino al Greco con in risalto il paretone della Serra di Rocca Chiarano che scende fino al più modesto Chiarano. Più in alto, dopo l’enorme e squallido ripetitore, dall’anticima del Palombo a 1998 metri, si apre di fronte tutto il gruppo del Marsicano; in basso Pescasseroli e più in là Opi; facciamo finta di non vederlo, ma lui è lì che domina la scena…a conclusione di quella splendida cornice, il Petroso con le sue tre punte chiude il quadro facendoci tirare il solito sospiro. Il passo a volte rallentato dalla neve soffice e più alta, a volte bloccato dal nostro più intenso chiacchierare, procede senza fatica in direzione del punto più alto di quella comoda montagna. Sono le 11:30. Gli zaini vengono buttati sull’ometto di vetta. Il sole invernale riflesso sulla neve scalda piacevolmente; il vento fin’ora assente si alza leggermente a coccolare quel monte isolato nel bel mezzo del Parco. Conquistati quei 2013 metri, ai piacevoli discorsi e progetti che i due erranti viandanti si sono divertiti a fantasticare sui loro futuri obbiettivi, calpestando il manto innevato che vestiva il monte, segue qualche minuto di silenzio, concentrati com’eravano nel vivere quel momento. Quiete e appagamento sono rotte da Tdlemon: ma se a pranzo mangiassimo al rifugio di Forca d’Acero? Ricordi che arrosto?!?!?! Mi è venuto in mente gurdando là sopra Opi fin su, al passo...La prospettiva era davvero allettante!!! Tex78willer ancora ricordava che pranzetti succulenti avevano fato i due amici in qualche occasione in quel rifugio proprio sul confine tra Lazio ed Abruzzo. La nuova meta, con la quale avrebbero concluso la bella mattina, fu la molla emotiva affichè partisse la corsa divertita verso la macchina, laggiù più basso. Una gran bella giornata di montagna dunque, da cui due ragazzi, di quelli di Aria Sottile, porteranno a casa nuovi ricordi e nuove esperienze; peccato che in gita non ci fosse tutta la classe...l’avremmo fatta davvero innervosire parecchio quella povera maestra!!!!