Monte Cava

Isolamento totale, solitudine assoluta su una lunga dorsale tra silenzio e ampie radure.

Un percorso poco frequentato per salire la vetta più a nord del gruppo del Velino, l'autostrada A24 scorre parallela poco lontano eppure ci si sente lontani da tutto. Ampie praterie sulla dorsale scorrono separando i boschi che salgono dal basso fino alla solitaria vetta del monte Cava.

Escursione pensata da tempo per andare a conoscere gli ambienti a nord del Monte Cava attraverso una vallata ricca di retaggi storici e la narrazione del passaggio di Annibale e del suo esercito proprio da queste parti, diretto verso la Marsica alla ricerca di nuovi alleati per attaccare da est il cuore dell’impero romano. Di sicuro sin dall’antichità questa valle rappresentava un’importante via di comunicazione che, come molte, metteva in comunicazione insediamenti posti nei versanti opposti delle montagne favorendo lo spostamento delle persone e lo scambio delle merci; numerose sono infatti le testimonianze storiche sull’utilizzo sin dall’antichità di questa lunga e digradante vallata che pone in comunicazione il Cicolano con l’area di Amiternum, incluso un tratto pavimentato risalente all’epoca romana di cui però non rimane quasi più nulla perché distrutto al fine di lasciare spazio alla strada destinata all’uso dei proprietari dei Casali di Ruella, un borghetto di poche case secondarie in parte abbandonate che si incontra una volta addentrati nella valle. Si lascia l’auto in uno slargo all’inizio della Strada di Ruella (cartelli stradali all’inizio) che si stacca dalla provinciale che da Tornimparte sale a Castiglione e ci si incammina dapprima in lieve salita fino a portarsi nella stretta forra che segna proprio l’imbocco della vallata, una profonda spaccatura che si nota bene anche percorrendo l’autostrada; si superano alcune svolte in cui la strada è sostenuta da massicciate ed in breve si approda alle case del borgo disseminate su un vasto pianoro che ha per sfondo la sagoma affilata del Monte Ruella. Superato il piccolo abitato si prosegue lungamente e sempre con pendenza costante prendendo progressivamente quota attraverso altopiani in una continua alternanza di boschi e radure che rende molto gradevole e tutt’altro che faticosa la camminata; non vi sono mai problemi di orientamento visto che si procede seguendo il fondo della valle lungo un tracciato sempre evidente. Si esce definitivamente dal bosco ormai in vista del Rifugio Ferrarecce situato nel mezzo di una vasta conca cui fa da cornice la dorsale del Monte Cava, sicuramente meno imponente da questo versante ma comunque un bel complemento all’ambiente vasto, brullo e solitario tipico delle medie quote d’Appennino. Dal rifugio si intuisce la traccia che descrivendo un’ansa porta alla base della dorsale dove si incontrano i segnavia del sentiero che sale da Castiglione per la valle Fracida , si supera una cisterna di captazione dell’acqua ormai in abbandono e si affronta un ultimo tratto in discreta salita che conduce sulla linea di cresta nelle immediate vicinanze dell’ometto di vetta del Cava; dalla cima si ha una bella vista che abbraccia la tante alture e vallate circostanti ed offre una la visuale sul percorso da seguire per portarsi sulla dorsale che sale al Colle Acetoni, altra meta dell’escursione.

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Rifugio Sella e Col della Rossa

La vetta di Col della Rossa è lì accanto, un centinaio di metri o poco più, solo una trentina di metri sopra, con la serenità di chi vuole godersi il momento decidiamo di non arrivarci e ce la godiamo davvero tutta, peccato scuri nuvoloni si abbiano dato appuntamento, sono alti ma stanno incupendo gli orizzonti. Ambiente affascinate.

Plan della Turnetta

Siamo in vetta, 2418m. panoramicissimi, un’ampia piatta cima che si apre senza ostacoli verso il Gran Paradiso; il ghiacciaio della Tribolazione è lì davanti, con tutto il suo sofferto scivolamento a valle, il 4000 del Gran paradiso è lì davanti, il Piccolo Paradiso, l’appuntito Herbetet, le lingue di ghiaccio che scivolano a valle …

Col Margherita e Cima Juribrutto

Due semplici croci in legno avvolte con del filo spinato in cima, invitano ad una sosta e ad un momento di meditazione sul significato e sulla storia drammatica di questi luoghi che così tanto contrasta con la bellezza ed il senso di pace che ispira l’ambiente in cui ci troviamo immersi.