Il monte Conero

La spiaggia delle due sorelle, da Sirolo, per il passo della Croce.

Un sentiero ardito che sa di archeologia industriale, i profumi della macchia mediterranea, i panorami a picco sul mare, i colori del mare; quando gli opposti si attraggono, diventano una cosa sola e si fondono in un contesto naturale di assoluta bellezza.

Mare e montagna, opposti per antonomasia, quasi mai riescono a mettere d’accordo passioni e sentimenti, luoghi comuni oppure ataviche propensioni dividono popoli di appassionati dell’aria aperta e di vacanzieri; a volte però si innescano momenti speciali in cui è facile avvicinare gli opposti sentimenti, il mare e montagna diventano una cosa sola in cui il bello del connubio non sarebbe tale senza uno degli elementi; oggi è stato esattamente così, gli opposti si sono attratti. Al mare ci sono nato e tanto mi è bastato, capita che ci torno, il più delle volte perché spronato a farlo, anche se poi sono sempre grato a chi mi ha spinto a farlo; sono nato sul mare, un paesino anonimo disteso su una esile striscia della costa adriatica delle Marche contesa alle colline, andavo in spiaggia come tutti e il mare lo vivevo più di altri, per anni mi tiravo giù dal letto alle quattro del mattino per battute di pesca con la rete, la tratta dalle mie parti, allora si poteva, ricordi indelebili, appassionati e romantici; ho praticato wind surf per anni, potevo anticipare l’orario di ingresso al lavoro alle 6 della mattina per avere il pomeriggio da dedicare alla vela e al mare, un bel momento di vitalità; mentre giocavo col vento e con le onde gli orizzonti di quel periodo erano le belle colline marchigiane e la sagoma scura e tonda del monte Conero a Sud, a non più di venti chilometri, ancora li vedo e li vivo come fosse ieri. Per tanti anni quella sagoma scura è stata solo la montagna di Ancona, una attrazione per chi veniva da fuori, una “stranezza” che spezzava la bassa linea della costa adriatica per me; erano le spiagge rocciose raggiunte con le imbarcazioni, erano le gite nei luoghi più famosi, Portonovo, Sirolo e qualche mangiata dei gustosi “moscioli” (le cozze) ma a questo contesto rimaneva confinata, non l’ho mai vista come montagna. A dire il vero montagna quasi non lo è nemmeno per la geografia, con i suoi 572 mt di altezza non arriva al limite orografico per giustificarne l’appellativo; visto da terra è un crescendo collinoso che davvero di montagna sa nulla o quasi ma se si ha la fortuna di vederlo dal mare l’aspetto cambia totalmente. Considerato a tutti gli effetti la propaggine Est dell’Appennino umbro-marchigiano, come questi ha avuto la stessa origine e ha le stesse caratteristiche, formatosi tra i centotrenta e i cinque milioni di anni fa, anche il monte Conero presenta il versante Est verticale, scosceso e più o meno roccioso mentre quello Ovest degrada dolcemente verso l’entroterra in situazioni collinari più o meno pronunciate. Visto sia da Sud che da Nord, a causa della sua forma allungata e tondeggiante, è stato descritto in letteratura come una balena che si erge dal mare, se visto invece da Est assume i connotati di vera e propria montagna; la distingue una falesia continua, nella parte centrale alta fin poco sotto la vetta e degradante mano a mano che si allunga verso Nord e verso Sud, i boschi prevalentemente di macchia mediterranea in pochi tratti scendono fino al mare mentre lo ammantano completamente nella parte oltre gli spigoli di cresta; nell’entroterra la macchia si dirada solo quando l’agricoltura e la tipicità della vite del Montepulciano che qui diventa il vino D.O.C. Rosso Conero l’hanno contesa alla terra. Alcune falesie sono lisci lastroni di calcare (qui maiolica), molte, soprattutto quelle aggettanti sul mare sono calcari friabili di Scaglia Rossa, un agglomerato sedimentario più recente, tutte le scogliere, speroni e faraglioni che si ergono dal mare formano, con i tanti sedimenti a strati, gli uni sugli altri, dei veri libri geologici da leggere e interpretare. La storia di questa montagna è fatta di presenza umana fin dall’antichità, del medio evo o poco prima sono le grotte ad uso romitori di monaci eremiti, poi i primi conventi benedettini sulla parte alta della montagna

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Ernici occidentali La Monna e Ortara

Oltre La Monna di interesse è il Monte Ortara, più distante dal sentiero principale si raggiunge con un panoramico traverso (alcuni segnavia) sotto degli ammassi rocciosi e poi a vista lungo una dorsale, sulla vetta finalmente solo un mucchietto di pietre; notevoli affacci sulle vallate e boschi sottostanti.

Lungo anello fino a Costa Stellata

Siamo alti tra la val Genzana, profilo ampio e alta di quota, e la Majelama molto più bassa di quota ma sinuosa, stretta e profonda, la natura in questo angolo espone i suoi opposti, ha una forza dirompente come l’impatto emotivo che restituisce; non capita tutti i giorni trovarsi davanti gli Appennini così “forti e duri”.

Monte Pozzoni

Dopo aver camminato nel chiuso della faggeta a valle l’ambiente improvvisamente si dilata e la vista spazia su un paesaggio di alta montagna: ancora distante la cima del Pozzoni, a sinistra sopra la nostra testa è la cuspide del Pesco dell’Aquila e sul lato opposto una striscia di bosco copre la forra che cela le sorgenti del fiume Velino.