Una delle tante bellissime creste dei Sibillini

Da Altino per il Banditello e fino al Sasso d'Andrè. Lo spettacolo è assicurato.

L'ultima è sempre la più bella! Si dice che mai una affermazione può essere assoluta ma salire dal versante delle colline marchigiane, trovarsi a camminare alti sopra la valle più lunga dei Sibillini, avere costantemente davanti tutta la lunghissima cresta che dal monte Torrone aggirando il lago di Pilato raggiunge la Sibilla, un pò di schemi li sovverte davvero.

Tanta, tantissima “roba” le creste dei Sibillini, regalano sempre percorsi ariosi e panorami intriganti, le lunghe dorsali tutte connesse le une con le altre, le valli profonde in mezzo, i valichi che ti consegnano al versante successivo, portano a disegnare il territorio in testa, che già conosci ma che ogni volta riesplori facendo tornare fuori vecchi ricordi; chi corre più veloce su queste lame sospese tra cielo e terra, l’occhio o i ricordi che i tanti profili fanno risalire inevitabilmente a galla? Il pilastro del Pizzo del Diavolo si alza ruvido, visibile da tutto il versante Est, inevitabilmente ti porta sulle sponde del laghetto di Pilato ai suoi piedi, così Forca Viola, la testa è già dalla parte opposta ad ammirare la vastità della piana di Castelluccio… Ed oggi che appunto siamo sul versante Est dei Sibillini i contrasti aumentano ed esplodono quando l’occhio si perde sulle colline marchigiane fino all’azzurro del mare; il territorio molto ondulato disegna un patchwork che si armonizza via via che ci si allontana dalle montagne e ci si avvicina al mare, dopo il primo tappeto scuro della boscaglia che copre il pre Appennino, appezzamenti piccoli e regolari disegnano una campagna minuziosamente utilizzata, filari di alberi o piccoli residui di boscaglia dividono con geometria esasperata piccole coltivazioni di foraggi o cereali, borghi di poche case e piccoli paesi armoniosi lo puntellano, le geometrie dorate delle stoppie, residuo delle raccolte del frumento, si intensificano via via che l’occhio raggiunge il mare, oggi di uno splendido colore azzurro. Il Conero, pur lontano e pur confuso nella caligine, interrompe la linea della costa. C’è armonia davanti a noi, da quassù le bassezze umane spariscono, i dolori, le incongruenze della vita di tutti i giorni sembrano non poter esistere ed almeno per pochi momenti è solo poesia. Le Marche! In quaranta minuti di auto raggiungiamo Altino, un borgo a 1000 metri di quota che lentamente si sta rialzando dalla botta del terremoto del 2016; dietro il rifugio l’incrocio da cui parte il sentiero per il monte Banditello, lo si pende a destra, se si va diritti si prende il GAS direzione Colle, Santa Maria in Pantano; un centinaio di metri ad un uovo incrocio e senza segnaletica presente si continua sulla sinistra sull’ampia carrareccia che non si abbandona più. Una serie di svolte e tornanti fanno salire lentamente di quota fino ad una ampia spianata su cui sorge uno stazzo e che è chiusa da recinto, ricordarsi piuttosto di chiuderlo una volta dentro perché è zona di cavalli al pascolo. Poco oltre lo stazzo, un omino indica la direzione anche se basta seguire le tracce brecciose, si confluisce su una nuova ampia traccia che si inoltra con lunghi traversi e varie svolte sui prati di Altino, le ripide coste del Banditello che di piano non hanno nulla. La traccia si restringe e diventa sentiero, attraversa prima e poi costeggia una bassa faggeta fino ad uscirne definitivamente e arrivare su una meravigliosa terrazza, la Sibilla con i suoi fianchi scoscesi e le brutte ferite della strada che arriva fin quasi in vetta è sempre “ingombrante”. L’uscita sulla dorsale (+1,30 ore) quasi a 1600m, nell’unico breve tratto pianeggiante è strepitosa; una lingua erbosa che precipita pochi passi più in là sulla valle dell’Aso, la dorsale che dalla Sibilla arriva al Porche di fronte non finisce mai, davanti il vallone del fosso Zappacenere sale fino al Sasso di Palazzo Borghese, vero muro dolomitico che attira più di tutti l’attenzione.

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Monte Guaidone

Il paesaggio della piana con le prime fioriture quasi esclusivamente rosse dei papaveri e delle montagne intorno è bellissimo, una tavolozza in continuo mutamento a causa delle tante nuvole corsiere … il comodo bivacco in vetta induce a sonnolento riposo e lunghe chiacchierate che non ci hanno messo fretta, nessuno aveva voglia di tornare.

Lago Vivo

Non esiste un sentiero per lo Iamiccio, la salita rimane intuitiva in direzione nord-ovest fino ad intercettare la linea della cresta; ometti, tratti di tracce evidenti aiutano fino a portarsi sulla dorsale da cui si apre improvviso un affaccio verso Forca Resuni e le sottostanti valli Risione e Iannanghera.

Monte Alto e Alpe di Succiso

Crocevia di sentieri questa cima, semplice, nessuna croce, una palina con la scritta “Monte Alto 1904m.” ed un’altra con le indicazioni delle direzioni dei sentieri che da lì scendono; centrale ad un complesso di lunghe creste, poco frequentata e solitaria, a predominare il verde intenso tutto attorno. Un po’ ricordano i nostri Sibillini.