Majella - Le cime Macirenelle e Raparo

La Majella fa eco con wilderness, e quella di oggi su queste montagne, è sicuramente una delle sue espressioni più pure.

Dal vallone di Palombaro, per delle tracce davvero eleatorie.

Dopo averne letto qualche descrizione ed info sul web è venuto fuori il desiderio di preparare questa escursione che si svolge in parte al di fuori di percorsi più noti e frequentati, assicurando un contatto con alcuni ambienti montani tra i più caratteristici della montagna “Madre”: ne è risultato un giro molto interessante che a tratti si svolge in luoghi impervi ed isolati dove è stato facile imbattersi in nutriti gruppi di camosci e che alla fine ci ha fatto conoscere abbastanza compiutamente questa zona al limitare orientale della Majella. L’escursione si sviluppa in una varietà di luoghi molto differenti tra di loro per ambientazione. Si sale all’inizio la Valle di Palombaro addentrandosi nei meandri più inserrati fino a raggiungere la quota di circa 1600 metri dove, dopo un ultimo stretto passaggio tra ali di rocce, la forra si apre offrendo un’ampia visuale verso la Montagna d’Ugni; una “M” su di un masso al lato del sentiero indica il punto dove andare ad intercettare la traccia che aggirando per intero il versante nord della montagna conduce sino al crinale subito sotto alla Cima Macirenelle. Si prende subito quota alzandosi dal fondo della valle e si iniziano ad attraversare in sequenza diversi valloni che si fanno sempre più scoscesi man mano che si avanza; anche la visuale si apre progressivamente sulle montagne circostanti, la Montagna d’Ugni anzitutto che si svela nella sua interezza e poi anche il poderoso spigolo est delle Murelle. La via da seguire è sempre intuibile anche nei tratti dove la traccia si è persa oppure è celata dalla vegetazione e proprio questo dover osservare i segnali rimandati dal terreno aggiunge un certo senso di wilderness, assieme all’idea che probabilmente ben poche sono le persone che nei tempi recenti si son viste passare per quel tracciato; e sarà forse proprio per la scarsa frequentazione di questi luoghi impervi che abbiamo incontrano diverse colonie di camosci che tutto sommato non si sono mostrati non più di tanto allarmati dal nostro passaggio. Si giunge così, camminando a lungo ma superando un limitato dislivello altimetrico, sulla dorsale che da est sale alla base di Cima Macirenelle in corrispondenza della palina con il cartello indicante la quota di “1890” da cui si prosegue decisi alla volta della mugheta che ricopre interamente la tondeggiante calotta sommitale, celando alla vista il punto di massima altitudine; una volta raggiunto il quasi inestricabile manto verde ci si “tuffa” letteralmente dentro fino a raggiungere il punto di massima elevazione, una piccola piazzola da cui non si vede praticamente nulla se non abbarbicandosi sui robusti rami dei pini mughi. Poiché era in programma di mettere una “tacca” anche su Cima Raparo che è nel novero dei “1900” (altra interessante classifica che ha aperto di recente a nuovi stimoli di conoscenza dei territori montani), abbiamo proseguito l’attraversamento della mugheta sommitale verso ovest uscendone nei pressi di una seconda Cima Macirenelle, questa volta composta di un roccione con annesso ometto di pietre e tanto di scritta; anche se non è forse la massima elevazione si tratta sicuramente di un traguardo ben più gratificante e meglio accessibile che la precedente.

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Monte Camicia

La parete Nord, quella che si riesce a vedere ed intuire dalla sella dove mi trovo, è tremenda, un mare di roccia verticale che si stenta a pensare come teatro di tante salite, di pagine di storia alpinistica che non temono il confronto con quelle scritte sulle più blasonate e famose pareti Nord delle Alpi.

Monte di Mezzo di Campotosto

. . . siamo su quello che viene è definito il passaggio chiave, un ripido gendarme roccioso. Segnali CAI alla sua base non lasciano dubbi su come superarlo; a destra scende una polverosa cengia che taglia il ripido versante, più avanti si perderà però in sparute e meno facili tracce più adatte alle capre . . .

Sentiero Ventricini

Per uno sviluppo di poco più di un chilometro si susseguono tratti aerei con affacci formidabili verso l’Intermesoli e la Val Maone e passaggi su stretti canali verticali; sempre molto ben attrezzato con funi e scalette è un sentiero che permette di vivere al meglio e in tranquillità le emozioni che questa montagna trasmette.