L'ultimo appuntamento con un 2000mt

Cima del Redentore, Pizzo del Diavolo ma soprattutto Cima di Forca Viola.

Il 2000mt che mancava.


Nei piani originari questa sarebbe stata una giornata in montagna assai lunga e piena di significati e di luoghi: il mio completamento dei “duemila”, il traguardo delle 200 cime di Giacomo, l’attrazione più nota dei Sibillini cioè il Lago di Pilato dopo aver percorso per intero la dorsale del Monte Redentore con annesso il Pizzo del Diavolo … ma proprio sull’aerea traccia di cresta che porta a quest’ultimo le cose sono cambiate d’improvviso ed un temporale di grandine e fulmini ci ha sorpreso e costretto alla ritirata: niente discesa la lago dunque, ma in compenso un quarto d’ora che rimarrà impresso per un pò nella memoria, sospesi in quel luogo così remoto mentre la natura dava un assaggio della sua potenza!! Venendo al percorso non c’è molto da aggiungere alle tante descrizioni che si trovano nel web e nelle guide sulla piacevole e facile camminata che attraverso numerosi ambienti sale lentamente sino agli oltre 2.400 metri della Cima del Redentore. Il primo tratto si svolge lungo la brecciata che dai pressi di Castelluccio sale verso la Capanna Ghezzi e non è inconsueto anche nella bella stagione muovere i primi passi immersi nella sottile coltre di nebbia che al mattino presto ricopre come un bianco lenzuolo la piana coltivata; a seguire dalla Capanna si prende il comodo sentiero che sale ai prati delle Pianacce fino a raggiungere il bivio alla base del Colle Albieri laddove si prende il ramo di destra che con un lungo e panoramico traverso raggiunge l’ampia sella di Forca Viola, luogo da cui si apre il primo colpo d’occhio sulla vallata sottostante e sulla lunga ed impervia cresta che scende nord del Vettore. Dalla sella, per guadagnare subito la dorsale, abbiamo proseguito ancora per breve tratto il sentiero abbandonandolo dopo aver preso quota con un paio di tornanti e da lì puntando direttamente alla Cima di Forca Viola lungo un ripido pendio; a metà della salita si attraversa una linea di faglia dove sono ben visibili i segni lasciati dallo scuotimento prodotto dal sisma che ha prodotto una fenditura lungo l’intero fianco occidentale della cresta del Redentore. Raggiunta la dorsale qui tondeggiante ci si trova sul piccolo pianoro sommitale dove un modesto ometto con scritta indica che si è raggiunta la cima più a nord: se questa conquista non genera di per sé grandi emozioni è invece avvincente la vista che si apre un po’ in ogni direzione e che ci accompagnerà da lì in poi per l’intera salita alla cima del Redentore. Riprendendo a camminare in direzione sud la dorsale si restringe ed a tratti diviene una cresta più interessante che con alcune ampie anse prende via via quota superando prima il Quarto San Lorenzo e poi la Cima dell’Osservatorio dove ci si ricongiunge con il sentiero che sino a quel punto descrive un lungo traverso rimanendo un pò più in basso. Anche lungo questo tratto vi sono segni evidenti lasciati dal sisma che al passaggio generano un senso di angoscia: numerose fratture proprio sul filo del crinale che a tratti sembra quasi essere stato arato, ammassi di rocce scomposte e punti in cui il terreno è stato rivoltato dall’energia smisurata che si è abbattuta in questi luoghi …

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Cafornia e Cimata Fossa Cavalli

Lentamente la salita si attenua, mentre ad Ovest, a pochi metri, roccioni e canaloni scendono ripidi verso valle il sentiero sbuca sull’ondulata cresta, leggeri saliscendi e col Velino in vista, siamo in vetta. Tocchiamo la croce alle 12.15, Poco più di quattro ore per fare il salto dei 1550 mt, non male, e pensare che pensavamo di essere lenti.

Creste degli Ernici

Rimangono una settantina di metri alla vetta del pizzo Deta, quasi in cima notiamo subito la nuova croce che non c’era quando salimmo quattro anni fa, la madonnina è sempre lì. Bello come sempre è affacciarsi da questa cuspide, così verticale sulla val Roveto, e sui tetti di Roccavivi e Balsorano.

Cresta del Torrone

La salita al Torrone è in realtà una lunga ed a tratti irta discesa dalla vetta del Vettore e se non si presta attenzione nemmeno ci si rende conto di aver raggiunto questa “cima” che, al contrario, appare come tale se osservata dal fondo valle o dall’antistante dorsale del Monte Redentore.